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Vuoto a perdere

  • 8 feb 2022
  • Tempo di lettura: 4 min


Los Angeles, 1976


Trascrizione della registrazione del dottor W. Milligan, psichiatra scomparso nel luglio del 1975.

Ultima persona ad averlo visto: Mr. Kenò, paziente in cura dal febbraio del 1975. La trascrizione riguarda la visita del Dr. Milligan a Mr. Kenò, il giorno stesso della sparizione.


Caso affidato al detective J. Murdoch.

Legenda: Dr W. Milligan -> M

Mr. Kenò -> K


M: Salve Mr. Kenò.

K: Buongiorno dottore.

M: Visto che bella giornata oggi?

K: Sì, davvero. Splende sempre il sole sulla città degli angeli.

M: Questa se non sbaglio è una battuta dell’ultimo suo film, vero?

K: Sì… le è piaciuto?



M: Notevole. Lei è davvero un portento Mr. Kenò!


K: Non è il primo a dirlo.





M: Immagino. Allora, veniamo a noi, come sta oggi? Come va con la sua sensazione di essere vuoto?

K: Non è una sensazione dottore, gliel’ho già ripetuto…è la verità: sono davvero vuoto dentro.

M: Me lo ha già detto, è vero, ma le ho anche spiegato che questo modo di interpretare il disagio come una verità, non è altro che un meccanismo di difesa che il suo subconscio usa per aggirare il problema.

K: Non è così.

M: Va bene, non blocchiamoci su questo punto. Riprendiamo da dove ci eravamo fermati…aspetti che prendo la cartella-(rumori di un sedia spostata, cassetto aperto, passi)-Sì ecco, mi parlava del suo fingere le emozioni da bambino perché non riusciva a provarle francamente, le va di spiegarsi meglio?

K: Per un po' ho provato ad essere me stesso, ma questo non faceva che creare imbarazzo nei miei genitori e nelle persone che avevo intorno. Non piangevo quando dovevo piangere, né ridevo quando era richiesto.

M: Richiesto?

K: Ricordo che fu mia madre, una volta, a dirmi: “Tesoro dovresti ridere adesso, ti è stata raccontata una storia buffa, ma perché sei sempre così freddo, insensibile”?

M: Ed è in quel momento che ha iniziato a fingere, secondo lei?

K: Credo di sì, o comunque subito dopo.

M: In cosa consisteva questa finzione?

K: Semplicemente guardavo gli altri, i bambini normali, e ripetevo il loro comportamento quando si presentava una situazione simile. All’inizio dovevo avere un atteggiamento forzato, ma credo di essere diventato bravo in questa cosa quasi subito, perché non ho più ricevuto quelle occhiate infastidite.

M: Ha detto “bambini normali”, non si riteneva tale?

K: Non ho mai incontrato qualcuno che avesse il mio stesso problema.

M: Quello di essere vuoto?

K: Sì.

M: Va bene, ho capito. Crescendo ha continuato a fingere quindi?

K: È stato sempre più facile, man mano che facevo pratica.

M: Qual è stata la cosa più difficile da simulare?

K: Ci dovrei pensare, ma così su due piedi-(rumore di accendino, espirazione di fumo)-sicuramente l’orgasmo…capire come fare, ed il tempo giusto per farlo, è stata una vera sfida.

M: Che cosa intende con il tempo giusto per farlo? Lei non ha orgasmi Mr. Kenò? Mai avuti?

K: No dottore, credo che anche quello rientri nella sfera delle cose che non sono presenti dentro me, a causa del vuoto. Ho dovuto imparare a fingerlo-(sospiro)-sa, ho scoperto che le donne non apprezzano che non si abbia un orgasmo facendo sesso con loro… mina la loro autostima, credo.

M: Sì è probabile, ma torniamo a lei-(pausa)-quindi non ha mai avuto orgasmi, interessante-(rumori di penna e pagina voltata)-Mi dica, Mr. Kenò, quanto c’entra questa sua continua recitazione con l’essere diventato un attore, per giunta tra i più premiati, qui ad Hollywood?

K: Una scelta ben ponderata dottore, non un caso. Monetizzare la cosa che sapevo fare meglio, in una carriera, mi sembrava la strada più giusta da seguire.

M: Certo-(pausa)-Mr. Kenò perché lei è qui? Che cosa si aspetta di trovare in queste sedute, se sa già di essere vuoto? Anche se mi permetta, io ho un’altra diagnosi per lei.

K: Non mi aspetto che possa guarirmi dottore, anche se immagino sia quello il suo obiettivo. No, vorrei che lei mi aiutasse a capire queste persone che ho intorno… perché mi comprendono solo se ho le reazioni che loro si aspettano e invece mi mettono da parte, se queste non sono come le loro? Perché devo recitare per essere capito? Perché non possono sopportare, loro!, quello che invece io ho imparato ad accettare?-(rumori di passi, Kenò si allontana dal microfono, il tono rimane neutro)-Non ho scelto io di avere questo vuoto dentro di me, eppure mi sembra di esserne venuto a capo bene: prendendomi addirittura cura dei sentimenti degli altri. Io, che non ne ho.

M: Quindi è qui non per capire se stesso, ma per comprendere gli altri?

K: Voglio solo sapere-(sospiro)-perché devo continuare a fingere?

M: Mr. Kenò, si sieda. Vede, lei soffre di depressione maggiore e l’anedonia, la mancanza di provare piacere, ne è solo uno dei sintomi. Credo questa malattia nasca dal non essere stato accettato da piccolo…per dei comportamenti, presumibilmente normali, che sono stati travisati. Per questo si sente vuoto, non È vuoto. Ma possiamo lavorarci, anche con qualche farmaco, a patto che lei faccia lo sforzo di accettare questa condizione.

K: Dottore, vedo che non riusciamo ad intenderci, è colpa mia. Le ho lasciato immaginare che il mio fosse un…come lo ha chiamato? Ah sì, meccanismo di difesa. L’ho fatto perché mi sembrava la strada più facile, ma ora capisco che lei debba vedere, altrimenti non mi potrà essere di nessun aiuto.

M: Cosa vuole che veda?

K: Il vuoto dottore, o almeno è così che io lo chiamo.

(Click metallico, quindi un rumore leggero di porta che si apre. Seguono minuti di silenzio)

M: Non è possibile…non può essere vero…è una porta? Nel petto! Allora non mentiva!

K: Già.

M: Ma come? …Sembra di guardare uno spazio… vuoto-(pausa, nessuno parla di nuovo)-Posso…-(si sposta una sedia, rumore di passi)-…toccare?

K: Non credo che…



(Rumore di vento forte, come se l’aria fosse stata risucchiata da qualcosa. Il microfono cade a terra. Di nuovo il click metallico. Porta che si apre, passi che si allontanano dalla stanza. Porta richiusa)


Fine.

 
 
 

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